I Commenti dei siti e delle riviste sui bellissimi concerti dei Pooh...I Commenti dei siti e delle riviste sui bellissimi concerti dei Pooh...

Una notte con i Pooh per trent'anni di successi

giovedì 25 luglio 2002-Carlo Pellegrino

ORBETELLO. Nuovi rovesci permettendo, questa dovrebbe essere la volta buona. I Pooh, dopo il rinvio del concerto del 14 luglio per pioggia, ci riprovano. Ad Orbetello, 21.30 al Parco delle Crociere, è il gran giorno del «Best of the Best», la versione live dell'ultimo doppio cd della band, già triplo platino con oltre 300mila copie vendute.
La tappa maremmana si inserisce nel tour estivo della band, che sta raccogliendo consensi, applausi e apprezzamenti in molte piazze italiane. Sulla scia di un successo iniziato trentasei anni fa e che ancora oggi, dopo una serie infinita di dischi d'oro e di platino, di riconoscimenti e di esibizioni, continua a far sognare generazioni diverse ma unite nell'amore per la grande musica.
A rendere ancor più entusiasmante l'evento un impianto audio che si basa sulla nuovissima tecnologia Line Array: sospeso alle torri laterali di un maestoso palcoscenico, contribuirà a garantire una migliore diffusione e distribuzione del suono in tutto il parco. Alla regia audio, anche a Orbetello, Renato Cantele, colui che da dietro le quinte assiste i Pooh da moltissimi anni in tutte le loro performance e nelle registrazioni. La regia è invece affidata a Giancarlo Toscani: è annunciato uno spettacolare gioco di colori e di luci. Un ingrediente in più in questa notte dalle emozioni senza tempo.

Rileggendo con i Pooh la loro antologia
Cinquemila persone al concerto di Oderzo e una partecipazione davvero corale

di Art De Rosa

ODERZO. A Rovigo, nonostante la pioggia cinquemila persone, a Lignano tremila, a Vicenza e l'altro ieri ancora cinquemila persone, un record per una città di provincia, che questa volta non ha vissuto di luce riflessa, Oderzo, e la provincia è Treviso. I Pooh sono davvero abituati ai grandi numeri, ma quello che ha più colpito allo stadio comunale di Oderzo è stata la partecipazione corale, nel senso letterale della parola, di tutto il pubblico. Una scommessa vinta, questa data provinciale, dall'organizzazione Eventi.
Il palco: quattro spazi ben definiti, che durante il concerto si mescolano, per Red Canzian al basso e Dody Battaglia alle chitarre il centro palco, per Roby Facchinetti alle tastiere e per Stefano D'Orazio alla batteria e alle percussioni il centro di due sfere poste ai lati del palco e che si aprono, si chiudono, con strumenti all'interno, durante tutto lo spettacolo. Anche altri strumenti, come il pianoforte, emergono, salendo dalla piattaforma.
Partenza alle 21 precise, come degli orologi svizzeri, e, compresi i bis, hanno suonato per quasi due ore e mezza. Sono entrati tutt'e quattro insieme, con un'ovazione da parte del pubblico.
Subito un primo messaggio: è sempre la musica che può allungare una mano e farti vivere meglio, se vuoi «rompere gli argini».
Ma come definire i Pooh musicalmente?
Loro sono l'easy listening del pop italiano, misto con «svisate» e pezzi da gruppo rock. Bene rappresentano dunque l'individualità musicale italiana. Tra tante commistioni di generi che ci martellano ogni giorno, loro sono sicuramente italiani, sono melodici, ma sono anche «svegliarelli», la loro musica è dinamica, al limite del rock. Ma possono essere anche lenti e struggenti, secondo la più pura tradizione, nei brani che contengono una melodia più portante.
Una parola a parte va sempre spesa per le armonizzazioni vocali, a cui siamo ampiamente abituati, ma che invece vanno sottolineate, perché hanno un marchio speciale, il timbro dei Pooh.
I quattro poi hanno anche parlato molto, esibendosi in monologhi di vita, raccontando vari aneddoti e progetti. Sarà che quest'estate è l'estate della memoria storica, dai Daniele-De Gregori-Mannoia-Ron, all'appena sentito Antonello Venditti...
Alcune annotazioni: molto graziosa la rielaborazione di «Piccola Katy», in coro con tutto il pubblico; il momento culminante con «Uomini soli», l'unico loro Sanremo, naturalmente vinto; l'anticipazione del musical Pinocchio con «Figli».
Sembra tutto terminato, quando alla normale richiesta di bis, i Pooh rispondono con 11 minuti di suite di «Parsifal», agganciando una rivisitazione degli anni '70 in chiave psichedelica e rock, con suoni ritornati ad essere attuali, quasi un'ispirazione alla Pink Floyd, alla Deep Purple, ecc., ora più preziosa di allora. Con un pubblico esultante eccoli infine chiudere il concerto con «Tanta voglia di lei», «Pensiero» e «Chi fermerà la musica».
Chi fermerà la musica? Quella dei Pooh nessuno.


Pooh, un successo tra Parsifal e Pinocchio
IERI SERA IN PIAZZA LOGGIA

Franco Bassini

Un lungo karaoke che ha regalato il momento più intenso ed emozionante nell’unico brano prevalentemente strumentale. Il concerto dei Pooh ieri sera in piazza Loggia davanti ad almeno tremilacinquecento spettatori, si distinguerà infatti dai tanti che il quartetto ha proposto nella nostra città per l’esecuzione integrale di «Parsifal», uno dei pochi brani che non ha mai favorito un innamoramento (a quello provvedeva «Infiniti noi», pubblicato sullo stesso album) ma che ha rappresentato il tentativo più autentico e riuscito di avvicinarsi al rock progressivo, o meglio ancora al rock sinfonico che caratterizzava i primi anni Settanta.

Un’esecuzione fedele a quella apparsa su vinile, ma non per questa priva di fascino ed energia, che il gruppo ha proposto dopo poco meno di un’ora e mezza di un concerto che fino a quel momento si era dipanato secondo un copione anche troppo noto. Anzi, come hanno sottolineato in apertura i quattro, una frase per uno, nemmeno fossero Qui, Quo, Qua, «non un concerto, ma un lunghissimo viaggio attraverso la nostra musica, come vecchi amici che si ritrovano per cantare insieme». E via con «Amici per sempre», mentre i primi cori convinti arrivano con «La donna del mio amico». Con D’Orazio e Facchinetti (sempre in gran forma vocalmente) all’interno di due sfere (volte ad ombrello suggerisce chi ha studiato davvero storia dell’arte) e Battaglia e Canzian a muoversi lungo il fronte del palco, la serata si dipana svelta, in un inseguirsi di successi, fumogeni e cuoricini fosforescenti. Unici intervalli gli spazi parlati, che D’Orazio utilizza per raccontare com’è «dura» la vita di un gruppo sempre in tournée; Facchinetti per annunciare la prima il 14 febbraio 2003 a Milano del musical dedicato a Pinocchio (un assaggio strumentale del quale viene proposto prima di «Parsifal»); Battaglia per sbeffeggiare il discografico che rifiutò «Tanta voglia di lei» e «Pensiero» (eseguiti ovviamente nel gran finale, culminato in «Chi fermerà la musica»); Canzian per illustrare il progetto «Salva la musica», che prevede l’allestimento di un’aula musicale (costo preventivato di 10.000 euro ciascuna) in una scuola statale di ogni regione, mentre i ragazzi di «Rocknowar» raccoglievano le offerte tra il pubblico.

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