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Rileggendo
con i Pooh la loro antologia
Cinquemila persone al concerto di Oderzo e una partecipazione davvero
corale
di Art De Rosa
ODERZO. A Rovigo, nonostante la pioggia
cinquemila persone, a Lignano tremila, a Vicenza e l'altro ieri ancora
cinquemila persone, un record per una città di provincia, che questa
volta non ha vissuto di luce riflessa, Oderzo, e la provincia è
Treviso. I Pooh sono davvero abituati ai grandi numeri, ma quello che
ha più colpito allo stadio comunale di Oderzo è stata la
partecipazione corale, nel senso letterale della parola, di tutto il pubblico.
Una scommessa vinta, questa data provinciale, dall'organizzazione Eventi.
Il palco: quattro spazi ben definiti, che durante il concerto si mescolano,
per Red Canzian al basso e Dody Battaglia alle chitarre il centro palco,
per Roby Facchinetti alle tastiere e per Stefano D'Orazio alla batteria
e alle percussioni il centro di due sfere poste ai lati del palco e che
si aprono, si chiudono, con strumenti all'interno, durante tutto lo spettacolo.
Anche altri strumenti, come il pianoforte, emergono, salendo dalla piattaforma.
Partenza alle 21 precise, come degli orologi svizzeri, e, compresi i bis,
hanno suonato per quasi due ore e mezza. Sono entrati tutt'e quattro insieme,
con un'ovazione da parte del pubblico.
Subito un primo messaggio: è sempre la musica che può allungare
una mano e farti vivere meglio, se vuoi «rompere gli argini».
Ma come definire i Pooh musicalmente?
Loro sono l'easy listening del pop italiano, misto con «svisate»
e pezzi da gruppo rock. Bene rappresentano dunque l'individualità
musicale italiana. Tra tante commistioni di generi che ci martellano ogni
giorno, loro sono sicuramente italiani, sono melodici, ma sono anche «svegliarelli»,
la loro musica è dinamica, al limite del rock. Ma possono essere
anche lenti e struggenti, secondo la più pura tradizione, nei brani
che contengono una melodia più portante.
Una parola a parte va sempre spesa per le armonizzazioni vocali, a cui
siamo ampiamente abituati, ma che invece vanno sottolineate, perché
hanno un marchio speciale, il timbro dei Pooh.
I quattro poi hanno anche parlato molto, esibendosi in monologhi di vita,
raccontando vari aneddoti e progetti. Sarà che quest'estate è
l'estate della memoria storica, dai Daniele-De Gregori-Mannoia-Ron, all'appena
sentito Antonello Venditti...
Alcune annotazioni: molto graziosa la rielaborazione di «Piccola
Katy», in coro con tutto il pubblico; il momento culminante con
«Uomini soli», l'unico loro Sanremo, naturalmente vinto; l'anticipazione
del musical Pinocchio con «Figli».
Sembra tutto terminato, quando alla normale richiesta di bis, i Pooh rispondono
con 11 minuti di suite di «Parsifal», agganciando una rivisitazione
degli anni '70 in chiave psichedelica e rock, con suoni ritornati ad essere
attuali, quasi un'ispirazione alla Pink Floyd, alla Deep Purple, ecc.,
ora più preziosa di allora. Con un pubblico esultante eccoli infine
chiudere il concerto con «Tanta voglia di lei», «Pensiero»
e «Chi fermerà la musica».
Chi fermerà la musica? Quella dei Pooh nessuno.
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