IL  POOH NEWS ANNO 2002

Alcuni Appunti dall'interno...

Roby

Riflettendo con in tavola questa nostra nuova compilation “Best of
the Best” che, navigando da lontanissimo fino al presente, punta necessariamente come sempre al domani, mi accorgo quanto, oggi più che mai, sia necessario saper ricordare. Forse perchè bisogna estrarle a forza proprio dalla memoria quelle buone vibrazioni che nell’aria non ci sono.
Vivo facendo canzoni e faccio canzoni per vivere: memoria quindi per me vuol dire momenti e persone, fatti e misfatti per cui quella certa canzone nacque, paranoie contrasti sul campo e notti in bianco che il tempo si è mangiato, amicizie e amori consumati o intramontabili, il come e perché così tanto si può cambiare pur restando sempre uguali.

Non mi sminuisce l’ingenuità di una “Piccola Katy” nata per gioco e quasi per caso, mentre penso che mi sono commosso pochi giorni fa cantando per la prima volta la preziosissima “Figli”. In questo momento, mentre c’è nebbia su tutto e molte domande hanno poche risposte, forse solo le emozioni cavalcate a pelo e registrate in diretta sull’hard disk della vita sono la spina dorsale che può darci equilibrio e speranza.


Red

Negli anni ‘60 i gruppi di solito si formavano in quanto alcuni amici decidevano di mettersi a suonare insieme, per noi è avvenuto il contrario; siamo di quattro città diverse e grazie al lavoro, alla musica, giorno dopo giorno, superando momenti anche molto difficili, abbiamo costruito una comprensione che si è trasformata in amicizia. Abbiamo imparato a superare tutti quei problemi che hanno fatto sciogliere tante altre band in tutto il mondo. Ad ogni rinnovo di contratto con la CGD, la nostra casa discografica di sempre, abbiamo pensato che poteva essere l’ultimo e solo negli ultimi anni ci sentiamo più sicuri, convinti di essere noi a poter
decidere se e quando firmeremo l’ultimo di questi contratti. E comunque anche quando un giorno questa nostra storia dovesse ufficialmente chiudersi, sono sicuro che i Pooh, questi Pooh, resteranno comunque legati da un filo invisibile, e basterebbe il solito giro di telefonate per ritrovarci in studio a raccontare in musica un altro pezzetto della nostra vita.

Non dimenticherò mai quella sera di gennaio del ‘92 cheappoggiati
alla macchina, con un freddo bestiale, raccontai a Stefano di quello che nella mia vita stava cambiando, di Bea che qualche anno dopo sarebbe diventata mia moglie: Stefano la stessa notte scrisse il testo su una mia musica e il tutto diventò “Stare senza di te”. Credo che soltanto un vero amico, che ti sa ascoltare senza la pretesa di darti dei buoni consigli, poteva fare un quadro così preciso ed emozionante di quello che stavo vivendo in quel momento.


Stefano
Mi capita di percepire esatte le sensazioni, il caldo, il freddo, la stanchezza o l’euforia di qualche preciso istante che mi è appartenuto nel tempo e che credevo dimenticato. Precipito in questi replay senza volerlo, distraendomi dal mio fare, sollecitato magari dal riascoltare una canzone che ho suonato chissà quando o riguardando una foto di chissà dove, ma stranamente quelle musiche e quelle immagini non mi evocano eventi “importanti” anzi, spesso, di quelli ricordo poco e male, ma mi fanno riaffacciare, invece, prepotenti e concreti particolari “insignificanti” che non immaginavo avessero potuto trovare spazio nei miei ricordi. Raccogliere le canzoni di questo “Best” e quindi riascoltarle una dopo l’altra, è stata un’inevitabile occasione per attraversare i miei ricordi, un continuo “rivivere” scivolando a caso da una stanza all’altra della mia memoria. Ed ecco allora la Lancia HF di Dodi e i quattro Pooh stipati dentro con i vetri che si appannano, i finestrini chiusissimi se no perdiamo la voce e più di 70 chilometri ancora da fare per arrivare alla “Locanda del lupo” di Rimini, c’è da suonare pomeriggio e sera, siamo in ritardo, ma é venerdì e Lelio Luttazzi alle 13 e 30 su Radio Uno ha da poco urlato che “Pensiero” è la numero uno della hit parade. Rannicchiato in quel sedile di dietro con tra le gambe un pacco di bacchette Ludwig conto i gettoni del telefono, alla prima area di servizio chiamo casa, voglio dire ai miei che va tutto bene.E scorre ancora la musica insieme al tempo e ai flash back ed eccomi all’hotel Londra di Sanremo, è un pomeriggio di sabato ed io chiuso in camera aspetto notizie, fuori è febbraio e tra un paio d’ore inizia la serata finale ed io ci sono dentro fino al collo.
Doveva essere “un’esperienza diversa” una “partecipazione indolore” senza velleità di vittoria, un episodio fuori dagli schemi, ed invece sto sudando freddo seduto sul letto in attesa di sapere che ne è dei nostri “Uomini soli”. La televisione e i giornali parlano solo di festival: pronostici e dibattiti, esperti “canzonologhi” che squartano ritornelli e cantanti, sono giorni bizzarri, quei giorni che l’Italia non ha altro a cui pensare se non alla canzonetta e ai suoi giullari ed io, degno rappresentante della categoria, sto qui in mutande, con le ascelle emozionate, coinvolto come non avrei mai sospettato in questo gioco al massacro. Nei giorni prima ci hanno dato per vincitori e per vinti, per geni e per scemi, per vittime e per carnefici e tra un po’ saremo alla resa dei conti. Ma chi me lo ha fatto fare, avrei fatto meglio, come ogni anno di questi tempi, a starmene davanti alla televisione a giudicare invece che dentro la televisione ad essere giudicato.

Dody
I Pooh sono cambiati? Oppure sono sempre uguali? Io stesso mi sorprendo a riflettere su queste domande e mi meraviglio ogni volta che scopro il sottile e magico equilibrio che ci ha guidati. Ci siamo visti a volte come singoli individui affrontare le tante cose della vita, ognuno con il suo carattere, con la sua estrazione diversa, con i suoi pregi e i suoi difetti confrontarsi col mondo con risultati a volte positivi e a volte no, ma devo dire che ogni volta che l’abbiamo fatto insieme le cose alla fine andavano per il verso giusto. Penso che quando delle persone si trovano ad aver condiviso come noi delle emozioni così forti e irripetibili si crei fra di loro una specie di legame di comprensione e di solidarietà straordinarie; ed ecco perché nel corso di questi anni nonostante ci possano essere state discussioni anche accese che possono aver momentaneamente allontanato a turno uno di noi dal resto del gruppo non è mai successo che qualcuno si sia tirato indietro quando il “branco” è stato attaccato da situazioni o persone esterne. Ho visto cambiare anche il nostro rapporto col pubblico, dalle “ragazzine deliranti” che accalcavano le prime file dei nostri primi concerti nei club, via via attraverso i primi teatri dove riuscire a parlare con noi diventava più difficile, fino ai grandi concerti nei palazzi dello sport e negli stadi dove alla fine venivamo portati via quasi di forza dai vari servizi di sicurezza senza avere la possibilità di incontrare nessuno. Tutto questo avrebbe potuto creare distacco dal nostro pubblico e in un certo senso anche con la realtà di tutti i giorni ma fortunatamente siamo cresciuti e con noi è cresciuto il rapporto della gente nei nostri confronti diventando non più “divismo” o fanatismo ma rispetto, considerazione e voglia di confrontarsi con noi quasi come fossimo fratelli, in molti casi fratelli maggiori.

Pooh for Fans è stato creato da Rosy e Mary