Alessandra Facchinetti
Data: Venerdì, 01 ottobre @ 12:32:44 CEST
Argomento: Gli articoli sui Pooh


Lacrime e applausi per la figlia dei Pooh

La stilista che ha sostituito Tom Ford: non ho dormito per la paura.
Il papà: è una tosta, mi sgrida se non metto la camicia



MILANO - Signorina Alessandra Facchinetti lei ha superato la prova: resta in passerella. Ed è anche esonerata dalla nomination. Ora può dormire, mangiare, ascoltare musica, camminare, pensare.

E se qualcuno aveva dei dubbi sul fatto che un po’ di «lei» c’era in quel che «lui» firmava adesso ha conferme. La donna Gucci resta donna Gucci, con tutta quella carica sexy e glamour, sfacciatamente lussuosa. Anche se è ora disegnata da una bella «ragazza» di Bergamo e non più da un bel «ragazzo» del Texas. Solo che, la nuova donna «G», è decisamente più romantica e languida. Meno femmina e più femminile. Meno aggressiva e più rilassata. Sui capi la mano della stilista che ha studiato da stilista (prima l’accademia e poi alla Marangoni di Milano) si vede nella maniacale cura dei dettagli (frange, fiocchi, crochet), delle costruzioni couture (un inserto via l’altro), dei tagli (grafici che seguono il corpo, anatomici in gergo). Poi c’è l’India, la silhouette strizzata degli anni Cinquanta e la botta di vita dei Settanta di Jerry Hall. E colori rassicuranti: le sfumature dal prugna al rosa, dal verde prato al salvia, dal cioccolato al glacé, il nero. Tessuti morbidi: seta, organza e cotone. La prima uscita ha tutti gli occhi (sala stracolma) puntati: si guarda trucco (caldo), i capelli (lisci, naturali), le scarpe (vernice opaca, il tacco altissimo di bronzo), la borsa (di cocco enorme), la giacchina (quasi un bustier di raso), la gonna (sopra al ginocchio, avvolgente in seta, stretch). E via il resto: i pantaloni di raso a sigaretta, bassissimi e morbidi in vita; camice militari di seta strette da grandi cinture, bolerini minuscoli; cappotti e giubbetti con inserti di coccodrillo o struzzo e borchie. La sera è in tuniche, di chiffon ricamate con placche di cristalli, sono corte davanti, svolazzanti e lunghe dietro. Vincono le gambe e i decolleté. E gli applausi. «E’ nata una stella», commenta monsieur Francois Henry Pinault. Ma lui è il padrone e non vale. Le tv intervistano le cattivissime giornaliste americane: «Giovane, sexy ed emozionante. Continua una grande tradizione».
Nel back stage probabilmente la stilista, non ha sentito nulla, forse si è pure sentita mancare. Non dorme da giorni. Poco prima a domanda: «Da uno a 100 quanta paura ha?». Aveva risposto «102!». E all’incalzare: «Ma che effetto fa essere al posto dello stilista fra i più amati dell’era moderna» era addirittura scoppiata a piangere.
Ci puoi anche nascere sotto i riflettori, magari perché tuo padre è Roby Facchinetti (lei è la primogenita di cinque, il terzo è Dj Francesco, il cantante) leader dei Pooh e da piccola cantavi con lui «Din Din Din». Ma se sei timida e riservata tutto questo ti fa tremare dalla paura lo stesso. Perché poi sulle spalle ti sei caricata di un business mostruoso, 727 milioni di euro di fatturato nel primo semestre 2004, e davanti un pubblico che sino al marzo scorso andava in delirio quando in passerella sbucava quell’altro. «Sognavo di lavorare nella moda, sin da bambina. Disegnavo e disegnavo vestiti. Volevo questo mondo ma mai e poi mai avrei immaginato di arrivare sino a qui. Adoravo Armani, Ferrè, Versace... Li stimo tutti. Stimo chiunque faccia questo mestiere. Da Tom poi ho imparato tanto. Persino a parlare inglese».
E’ anche bella Alessandra, 32 anni, alta, magra gli occhi verdi i capelli neri. Fidanzata? «Fidanzata. Con un attore di teatro che vive a Roma». Pure Tom, 42 anni, era, ed è, bello. E fidanzato, con un giornalista. Però Ford era, ed è, molto social, glamour, o come cavolo si dice nel mondo della moda. Lei: «Oh, io no. Sono una persona riservata. Dove dovrò andare andrò. Ma la mia vita non cambia e non cambierà: lavoro e lavoro». Dice papà, stessi occhi stessa emozione, orgoglio a mille: «Ha cominciato a lavorare ancora quando faceva l’ultimo anno alla Marangoni, da Prada. Con Bertelli, una scuola tosta che l’ha formata. E’ stata brava. Sette anni mi pare sia durata». Gli pare bene. «Ho visto tutte le sue sfilate, da allora, questa è la più bella. Spettacolare. La moda è sempre stata il suo sogno». Ai Pooh non ha mai suggerito il look: «Oddio mi ha sempre sgridato, sin da piccola. Anche stamattina si è raccomandata: mettiti in nero. "Con la t-shirt" le ho detto. E lei "Ma papà no, la camicia". E guardatemi. Comunque la indosso fuori dai pantaloni anche se lei inorridisce». I «boys» dello staff lo chiamano per andare dalla figlia. Che, si dice, abbia pianto ancora. In passerella è uscita un nano secondo, le mani giunte, quasi a dire «scusatemi» o forse «grazie». Non è riuscita a fare un solo passo. Se fosse successo in tanti avrebbero notato come le ragazze che poco prima incalzavano lì sopra le somigliassero un poco. Donna lei, donne loro.

Paola Pollo

Questo Articolo è apparso cul sito www.corriere.it .
Grazie a Lorenzo Fiorini
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